Match Point il Film

Match Point, prodotto da Woody Allen, rappresenta una pellicola di successo con un cast spettacolare!

Trama di Match Point

Woody Allen ultimamente non ha sbagliato nemmeno un film, proponendoci pellicole di alta classe anno dopo anno. Anche Match point il film rispecchia questo successo, quindi vi consigliamo la visione. Inoltre vi recensiamo altri film che a noi piacciono e che siamo sicuri troverete spassosi anche voi. Divertitevi con il nostro sito e le nostre recensioni. Per sapere altro sul film Continua la lettura su Wikipdia oppure guardalo su Altadefinizione sito del 2020...


Basta che Funzioni

Uno scienziato ultrasessantenne, Boris (Larry David) geniale fisico quantistico ma pieno di paranoie, misantropo e ipocondriaco, abbandona, in piena crisi depressiva, la moglie e la sua vita, isolandosi e vivendo allontanando tutto e tutti; finche per destino incontra una ragazza del sud, Melody, sprovveduta e un po' sciocca, che pero sara capace di fare breccia nel suo cuore. Woody Allen gira a New York, citta da lui tanto amata, un film incentrato sulla vita di coppia, sull'amore, ma anche sull'effimerita delle stesse cose e dell'universo, della vita in generale. Per fare cio sceglie un suo amico, Larry David, somigliante al regista in modo piu che casuale. Le stesse situazioni trattate nel film fanno il verso alla vita del regista: basta pensare a Boris, che nel film sposa una ragazza molto piu giovane di lui, come Woody Allen ha fatto con la moglie Soon-Yi. L'impronta di Woody Allen e ben presente nel film, col suo stile inconfondibilmente eccentrico, i lunghi monologhi complessi e profondi, stavolta diretti al pubblico in maniera sfrontatamente palese, col protagonista che punta in camera affermando di stare parlando rivolto a un pubblico seduto in sala a mangiar pop-corn. La comicita, cinica e paradossale, e anch'essa indizio dello humor tipico del regista: il protagonista ha paranoie e manie strane, e con battute affilate come la lama di un rasoio non risparmia nessuno, dall'alto della sua intelligenza e genialita, che altro non e, lo afferma lui stesso, che la capacita di avere una visione d'insieme delle cose, una lettura profonda e critica sulla vita, sulle sue ingiustizie e stranezze che non riusciamo a spiegare, come l'immensita dell'universo. Allen non risparmia benpensanti, credenti, terroristi e giornalisti, pungolando a destra e a manca tutti compreso se stesso, con il classico tono misto di melodrammatico, depresso e divertito nello stesso momento di chi si pone di fronte alle cose con un atteggiamento terribilmente realista e autoironico, e ci racconta, piu che una semplice storia, delle riflessioni, delle idee profonde, e lo fa con stile e intelligenza.

Big Stan

Stanley (Rob Schneider) fa affari in modo non propriamente lecito, frodando nel campo immobiliare. Per questo gli viene imputata una condanna per frode, che dovra scontare in carcere per 3 anni. Facendo leva su un avvocato corrotto, Stan riesce a ottenere 6 mesi di liberta prima di andare in prigione: in questi mesi cosi puo sistemare i suoi affari e prepararsi a quello che lo aspetta. La paura piu grande di Stan e quello delle violenze sessuali tra i detenuti. La sua statura minuta e debole ne farebbe un bersaglio perfetto per tutti i violenti detenuti. Per diminuire questo rischio, e poter tornare indenne dalla moglie dopo i 3 anni, decide di rivolgersi ad un esperto di arti marziali, il cui soprannome, 'il Maestro', e gia tutto un programma. Dopo i 6 mesi di esercizi forzati, l'arrivo in prigione vedra Stan imporsi sui detenuti con la nuova forza donatagli dall'arte del karate, scontrandosi con le varie gang interne (i neri, i nazisti, i latini). Ma le cose evolveranno in modo inaspettato, e alla fine si trovera lui stesso a prendere le parti dei detenuti. Big Stan e una commedia leggera ed originale, se non altro nel tema centrale del film, un po' spinoso e delicato che ne consiglia la visione ad un pubblico adulto. Indubbiamente si ride, anche se con battute spesso a sfondo sessuale, e con una comicita in stile sit-com americana che caratterizza di solito le interpretazioni dell'attore americano protagonista, che qui fa anche da regista. L'evolversi delle situazioni non e troppo prevedibile, e divertenti sono le interazioni con i detenuti, davvero ben caratterizzati. Il film riesce quindi nel suo intento di intrattenere, pur non essendo certo un ripieno di concetti, ma buono per una serata disimpegnata.

Bride Wars

Qualunque donna, dal polo all'equatore, arrembante avvocato o timida insegnate, in fondo al cuore ha un unico e solo desiderio - oltre a quello di sfoggiare i fantastici costumi del film Bride Wars - La mia miglior nemica - e questo desiderio ha un nome: ma-tri-mo-nio. Non fanno eccezione Liv (Kate Hudson) e Emma (Anne Hathaway), le protagoniste del film, migliori amiche da sempre e da sempre alle prese con la pianificazione dell'evento della vita di tutte le donne. Cio, sin da quando da bambine, indossati gli abiti di mamma, specialmente le decollete tacco 12, interpretavano il loro futuro giorno delle nozze. Un sodalizio il loro che nonostante le evidenti diversita caratteriali, forte e determinata Liv, accondiscendente e empatica Emma, niente sembra poter rompere. A parte un matrimonio! A causa di un errore della guru newyorkese delle wedding planner e della ferma volonta delle due donne di sposarsi nel mese di giugno (come dargli torto) nel favoloso Hotel Plaza - il top dei matrimoni a New York - la loro cerimonia viene prenotata alla stessa ora, lo stesso giorno. Inevitabilmente una delle due dovra rinunciare. Ma non prima di aver dato battaglia. In guerra e in amore tutto e permesso, recita un celebre adagio, e le due non si risparmieranno di certo, rispolverando tutta l'enciclopedia della perfidia femminile. L'insicura Emma cerchera di far ingrassare l'ex cicciona Liv mandandole cioccolatini tutti i giorni, mentre l'intraprendente Liv manomettera la lampada abbronzante di un centro estetico rendendo Emma direttamente un cioccolatino. Bride Wars - La mia miglior nemica ci regala affascinanti scenari della New York alla moda, una perfetta Anne Hathaway e una Kate Hudson che pare aver finalmente trovato la sua dimensione nell'interpretazione di ruoli da odiosa, che le riescono perfettamente. Giudizio assolutamente significativo se si tiene conto che, fino ad oggi, per chi scrive questa ragazza fosse solo figlia di Goldie Hawn e di padre ignoto nonche portatrice sana di chioma bionda. Una commedia romantico-sentimentale in pieno American Style da cui gia all'inizio sappiamo di non poterci aspettare il modello recitativo di Cassavetes o i movimenti di macchina di Orson Welles ma tanti buoni e cattivi sentimenti conditi da qualche lacrimuccia. Perche se nel film tutto si accomoda alla fine, non e detto che nella realta accada lo stesso. Da vedere con la propria migliore amica. Se esiste.

Bruno

Bruno, austriaco giornalista gay, decide di sfondare nel mondo della moda, del fashion e della fama, a tutti i costi. Dall'Austria girera il mondo, fino a Los Angeles, in cerca di notorieta, assieme al fedele assistente dell'assistente, Lutz. Dopo il successo di Borat, torna Sacha Baron Cohen con un film decisamente poco convenzionale e politically un-correct. A colpi di candid camera, realizzate con maestria dal poliedrico attore, il film trova il modo di trattare tematiche attuali e scottanti, andando contro pregiudizi comuni, infrangendo ogni morale e ogni inibizione. Al centro delle varie candid troviamo temi quali il razzismo, le coppie omosessuali, il conflitto in Palestina e le falsita del mondo del cinema. Inutile dire che il protagonista Bruno ne combinera di tutti i colori, mettendo in incredibile imbarazzo tutti gli interlocutori che capiteranno lungo il suo cammino, uomini politici, attori, famosi e non, rendendo difficile distinguere dove finisca la candid camera e dove inizi la recitazione; tuttavia, a differenza del precedente film, qui l'ironia e sorretta soltanto grazie all'abilita del protagonista; le situazioni finiscono per diventare di un volgare ripetitivo, con battute a sfondo anale, membri maschili dondolanti a pieno schermo e battutine di natura sessuale con accento tedesco e dall'inconfondibile impronta effemminata. Moltissime le situazioni in cui si trovera catapultato il leopardato Bruno: dallo scambio di coppia, al matrimonio, al colloquio per diventare attore, alla battuta di caccia, al dialogo col pastore, all'arruolamento nella guardia civile americana. In tutti i casi le sue pronte battute e l'atmosfera demenziale finiscono per lasciare a bocca aperta le vittime della candid, fornendoci uno spaccato incredibilmente realista delle persone riprese nel piu completo 'essere naturali', nei loro pregiudizi, ipocrisie e comportamenti. Tutto cio e pero solo flebilmente collegato nel costruire una trama artificiosa, atta solo a fare scena: si ride, inevitabilmente, e si rabbrividisce di disgusto di fronte alla sfrontatezza di molte scenette, ma manca quella profondita e quel tocco in piu che era presente in Borat.

Broken Flowers

Don Johnston: no, non Don Johnson di Miami Vice. E buffo confondere un casanova con qualcun altro e vederlo riaffermare la propria identita ad ogni nuova presentazione, proprio lui: Narciso che si e fatto notare da molte donne. E buffo il viso volutamente inespressivo di Bill Murray: impassibile tanto mentre ascolta musica lirica italiana, quanto mentre ascolta musica etiope. Nulla sembra smuovere in lui una qualche emozione: l'arredamento minimale della sua casa e specchio dell'arredamento minimale del suo volto. Ma come un Siddartha apatico o un mistico indotto, Don/Bill intraprende un viaggio alla ricerca di una sua possibile diramazione: un figlio quasi ventenne che una delle molte ex gli annuncia partito alla ricerca -al contrario- delle sue radici. Alberi che non sappiamo neanche se realmente uniti, se reali o solo frutto della mente di un appassionato di romanzi gialli di nome Wilson: ammogliato, affigliato, sempre on-line nonostante non lavori con il computer come il nostro speculare Don. Qualcuno cerca cio da cui viene, qualcuno cerca cio che ha prodotto. Ma qualcuno ci crede in questa ricerca? Certo non la dea Fortuna, forse Serendipity, dea delle cianfrusaglie incomprensibili: un'adolescente nuda, una macchina da scrivere rosa, un quadro di fiori ancora rosa, un gatto parlante. E questo l'esercito di Don, esercito che danza al ritmo di una melodia strumentale venuta da Oriente su di un cd masterizzato. Papapa-tarata-tarata-taratata: pa, pa, pa, pa. Tasselli di un puzzle che non necessariamente prevedono un disegno finale. Don Johnston guida la sua macchina: la cambia? E sempre la stessa? Potrebbe. Potrebbe non. Sembra che percorra tutti gli Stati Uniti, sembra che sia sempre sulla stessa strada: impassibile, sempre uguale. E mentre per lo spettatore la melodia venuta da Oriente su di un cd masterizzato comincia a divenir famigliare, nuovi ciarpami senza senso si amalgamano nell'itinerario indefinito. Cominciamo a distinguere sul volto di Don/Bill qualche simbolo: un'alzata di sopracciglio potrebbe voler dire si, un labbro inferiore ritratto all'interno della bocca potrebbe voler dire no. Ma potremmo anche sbagliarci. O forse potremmo avere perfettamente ragione. La ciliegina sulla torta offertaci dalla dea del film o da Jarmusch e il vero figlio di Murray nell'ultima scena del film: muto, impassibile, passa di scorcio a bordo di un vecchio Volkswagen mentre Don/Bill, pedina bloccata, viene aggredito da riprese da troppe angolazioni diverse. E la danza dell'esercito di Don, viene da Oriente su di un cd masterizzato, non porta a un luogo preciso.

Burn After Reading

Osborne Cox (John Malkovich) lavora come semplice analista per l'FBI. Viene convocato per una riunione che crede importante, ma questa e solo un pretesto per il suo licenziamento. Ozzy, depresso per la delusione, decide cosi di scrivere un libro delle sue memorie. Ne perde pero il cd, che finisce nelle mani di una strana coppia di impiegati in una palestra (Brad Pitt e Tilda Swinton), che lo ricatteranno per la restituzione di quelli che credono essere importanti dati governativi. Il film parte come commedia degli errori, in cui i personaggi, interpretati da un cast di eccezionale livello, si riducono spesso e volentieri a macchiette divertenti, nonostante l'alternarsi di situazioni paradossali e a tratti drammatiche, ma sempre con un velo di ironia di fondo. Tutto gravita attorno alle situazioni di crisi, di insoddisfazione o di atonia che avvolgono i protagonisti: chi scontento per le delusioni sul lavoro, chi vorrebbe accanto un compagno diverso da quello che ha, chi vorrebbe rifarsi chirurgicamente, e tutte queste motivazioni guidano le azioni dei protagonisti, come marionette di un palcoscenico, e creano un meccanismo di fraintendimento che finisce per costringere i personaggi in situazioni a tratti comicamente tragiche, a tratti semplicemente buffe. Troviamo un Brad Pitt nei panni di un perfetto idiota in una scena splendidamente ironica dove cerca di minacciare con lo sguardo John Malkovich, e un George Clooney invischiato in relazioni amorose extra-coniugali intrecciate con la vicenda del ricatto e dell'FBI. Un film sicuramente da vedere, di sicuro non una spy story o un thriller ma un film dalla trama imprevedibile, dal particolare stile registico (come oramai ci hanno abituati i frateli Coen con film del calibro di Non e un paese per vecchi) e dalle sfaccettature divertenti e profonde assieme.